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Il territorio


L’area comprende 25 comuni della parte centro-meridionale della provincia di Nuoro, per una estensione complessiva pari a 1.476,85 Kmq e una popolazione residente, al censimento del 2006, di 45.892 abitanti.
Il territorio corrisponde a quello delle Regioni storiche di Barbagia, Mandrolisai, Gennargentu e Supramonte.
I comuni
L’assetto istituzionale territoriale comprende:
- l’Unione di Comuni Barbagia con i Comuni di Oniferi, Sarule, Olzai, Ollolai, Gavoi,Lodine, Ovodda e Tiana;
- la Comunità Montana del Gennargentu Mandrolisai, costituita dai comuni di Aritzo,Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Gadoni, Meana Sardo, Ortueri, Sorgono, Teti, Tonara;
- la Comunità Montana Barbagia Gennargentu Supramonte con i Comuni di Orgosolo, Oliena, Dorgali, Fonni, Mamoiada, Orani, Orotelli e Ottana.
L’assetto istituzionale sovra comunale del territorio è completato dalla presenza del Consorzio Bacino Imbrifero Montano Taloro, nato per la gestione delle risorse riconosciute dal’ENEL per la produzione di energia idroelettrica, nell’attualità contribuisce alla programmazione territoriale ed all’ attuazione di taluni servizi per i comuni consorziati. Il BIM Taloro ha promosso le iniziative per il coinvolgimento territoriale per l’attuazione dell’approccio Leader ed è stato soggetto capofila del partenariato.  

Foreste e aree boschive
Il territorio è rappresentato per il 99% da agro e boschi. La foresta “primigenia” mediterranea è rappresentata dalle leccete del Supramonte, altre leccete rilevanti per produttività e per l'aspetto paesaggistico, sono le leccete montane.
La sughera e la roverella sono numerose nelle aree più interne della Barbagia e del Mandrolisai, mentre i boschi di castagno sono concentrati nelle aree a maggiore altitudine (Tonara, Desulo, Belvì, Aritzo, Tiana, Sorgono e Fonni), dove si trova quasi il 70% dei castagneti dell'isola, pari a circa 4.000 ettari. Nella stessa area territoriale sono presenti anche i pochi noccioleti dell’isola.

La biodiversità
Il territorio di pertinenza è particolarmente ricco di biodiversità vegetali spontanee e coltivate. Tra queste ultime si citano oltre un centinaio di varietà frutticole di pero, melo, albicocco, pesco, mandorlo, vite , olivo, castagno, nocciolo ecc. ed orticole, la patata di Gavoi, i fagiolini di Tiana e Austis, i pomodori ecc.
Queste biodiversità, nel passato, rappresentavano gli ingredienti base nella alimentazione delle comunità rurali. Piatti così detti poveri che oggi adeguatamente riproposti possono rappresentare un valore aggiunto nella ristorazione tipica e nella preparazione dei dolci tradizionali.
La valorizzazione e la tutela riguarda anche alcune specie animali come il cane di Fonni, la trota sarda, l’asino sardo, la pecora di razza sarda di taglia piccola e il maiale sardo.

Le risorse idriche
Nel territorio sono presenti parte dei bacini del Tirso, del Cedrino e del Flumendosa e alcuni importanti laghi artificiali tra cui quello di Gusana (Gavoi), del Cucchinadorza (Ovodda) e quello di Benzone (Olzai).

L’ambiente tutelato
Sono presenti le seguenti tipologie di aree protette:
Rete Natura 2000 - definite dalla Direttiva “Habitat” n. 92/43: Supramonte di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Su Sercone; Monte Gonare, con i comuni di Orani e Sarule; Su Maccioni-Texile di Aritzo (Aritzo e Belvì); i Monti del Gennargentu, (Fonni e Aritzo).
Parco Geominerario, Storico, Ambientale della Sardegna (Gadoni e Orani).
Oasi di Protezione Faunistica - Montes a Orgosolo.

I beni culturali
Fra i beni culturali da ricordare vi è sicuramente l’imponente patrimonio archeologico di epoca nuragica e prenuragica costituito da Nuraghi, Capanne nuragiche, Villaggi, Domus de Janas, Necropoli, Altari, Tombe di Giganti, Menhir, Fonti sacre, Dolmen, ecc.
Sono altresì presenti testimonianze di epoca fenicio punica (le miniere di Funtana Raminosa a Gadoni) , Romaniche (strade, ponti, tombe, terme, fontane, villaggi) e medievali (chiese, torri, case di pregio).
Non si possono altresì dimenticare le innumerevoli testimonianze del’architettura sacra (chiese e santuari urbani e campestri).
Nei centri storici, ma anche nell’agro sono presenti testimonianze dell’architettura legate alla cultura e tradizione pastorale e contadina.

Le tradizioni rurali
La Barbagia, il Mandrolisai, il Gennargentu, il Supramonte non sono solo natura vergine e incontaminata ma un vero deposito di tradizioni che ancora una volta contraddistinguono il territorio come unico rispetto all’intera isola.
Solo tra Barbagie e Mandrolisai “resiste” il carnevale tradizionale che ha radici millenarie con le sue maschere ancestrali che si sono “conservate” e resistono ad ogni tentativo di falsificazione; come dimostra l’interesse da parte della comunità internazionale degli antropologi.
Un’altra tradizione viva e “vissuta” dalle comunità “barbaricine” è quella dei riti della settimana santa che a parte alcuni episodi spettacolari conservano una forte intensità e partecipazione popolare. Le celebrazioni in onore di San Antonio Abate denotano la permanenza dei riti pagani all’interno delle manifestazioni cristiane. Un singolare esempio di sincretismo e di vivacità culturale come dimostrano le cantine aperte e la prima degustazione del vino e dei dolci tradizionali della festa.
Durante queste feste è “normale” ascoltare e gustare canti millenari: i Tenores. Un’espressione culturale che ha qui la sua capitale e che ha destato l’interesse di una istituzione internazionale come l‘Unesco. Un rito comunitario, non solo “scoria” del passato ma esercizio sociale attuale, che coinvolge anche le nuove generazioni che non hanno “dimenticato” il canto ma anche il ballo e la poesia tradizionali. Un eccellente esempio di letteratura popolare che nella Montagna ha trovato i suoi interpreti maggiori come Peppino Mereu e Antioco Casula noto Montanaru. Intellettuali di spessore ancora attuali come dimostrano le continue interpretazioni delle loro poesie da parte dei cori presenti nella gran maggioranza dei paesi.
Comunità che riscoprono la cultura e l’arte locale come si “legge” nei musei civici (ma di interesse internazionale) che valorizzano le opere di artisti come Costantino Nivola, Mario Delitalia, Carmelo Floris, Antonio Mura o i pittori spagnoli e argentini che soggiornarono in queste valli e montagne.
Merita di essere ricordata la cultura artistica religiosa dei secoli precedenti, ben conservata nelle cattedrali Romaniche, nelle chiese campestri e negli altri edifici di culto. Nei piccoli paesi sono riconoscibili l’architettura della cultura pastorale che ancora resiste individuabile, oltre che nelle sagre e manifestazioni, nelle produzioni fortemente legate al territorio. Un autentico giacimento di sapori e saperi, un volume di storia pastorale antica come dimostrano i formaggi (Fiore Sardo, Merca Frue), il pane carasau (pane del pastore e della transumanza), il vino (Cannonau e Mandrolisai); prodotti di montagna, unici e originali che si possono facilmente gustare in tutto il territorio. In una carrellata gastronomica non può mancare una golosa citazione per i tanti e variegati dolci come il torrone di Montagna, i dolci delle feste come Su Pistiddu (per Sant’Antonio), Sas Catzas e Culiorgiones de Mendula (per Carnevale), Sos Papassinos (per Tutti Santi) senza dimenticare Amerettos, Bistoccos, Marigosos e l’Aranzada.
Prelibati anche quelli confezionati con i frutti del bosco e il miele. Tipici prodotti del Gennargentu, una montagna dove è ancora ben presente l’economia pastorale legata all’allevamento. Ovini, bovini, suini (materia prima dei tanti insaccati) che allevati allo stato brado garantiscono produzioni di qualità e carni che è possibile gustare nella sempre più diffusa ospitalità rurale.

L’ospitalità rurale
L’accoglienza turistica trova forma nelle differenti strutture ricettive che si caratterizzano per una dimensione di piccola scala, per un’organizzazione di tipo familiare legata alla fruizione del capitale ambientale e culturale.
Un turismo sostenibile orientato alla valorizzazione ecologica dell’ambiente nelle sue declinazioni naturalistiche ma anche sociali e strettamente legato al tessuto comunitario di riferimento. In particolare si fonda su piccoli hotel, B & B e agriturismi. Insomma un’offerta che punta alla crescita economica ma in equilibro con le norme di sostenibilità ambientale, culturale e sociale.
All’interno di questi “presidi” del territorio è abbastanza diffusa la presenza di piccoli musei della civiltà contadina e di esposizioni artigianali che danno valore aggiunto agli artigiani locali. Falegnami che hanno “arredato” le camere così come i fabbri specializzati nel ferro battuto o i ceramisti che hanno riscoperto e riattualizzato gli antichi utensili della civiltà contadina e pastorale. Insomma un legame sempre più stretto tra economia del “sapere della mano” con la professionalità dell’accoglienza turistica. Un connubio che trova vetrina e momento di valorizzazione collettiva con il circuito “Autunno in Barbagia” che negli ultimi anni ha portato alla riscoperta del sapere tradizionale e mobilitato il mondo del volontariato, rivitalizzando l’esperienza con il passato delle diverse comunità.
Autunno in Barbagia ha favorito il recupero di lavorazioni manuali come per esempio quella del tappeto. Importante è la “riscoperta” del costume tipico con la conseguente valorizzazione dell’industria tessile e dei laboratori artigiani.
Insomma la cultura non è solo un’esperienza esistenziale di riscoperta delle radici ma un movimento che porta anche al risveglio economico delle comunità locali. E in questi ultimi anni, dopo la crisi del sogno industriale, vi è l’attivazione di energie che dall’interpretazione (non fine a se stessa) del passato hanno trovato stimoli per il potenziamento di giacimenti economici di nicchia ma rispettosi degli equilibri ecologici, sociali e culturali.

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